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Diversi fini tra il Krav-Maga e il Taekwondo
La riflessione che segue nasce da una chiacchierata avuta con la moglie di unmio collega, che sta praticando un corso intensivo di Krav-Maga.
La discussione si è tenuta su livelli generali. In seguito mi sono trovato a riflettere proprio sulla differenza di fondo fra le Arti Marziali in "do" (Taekwon do, Karate do, Ju do, Aiki do, etc.), quelle in jutsu (Ju jutsu, Aiki jutsu, etc.), gli sport da combattimento (boxe, thai boxe, kick boxing, etc.) e le altre discipline sempre da combattimento o da autodifesa (appunto il Krav-Maga ad esempio).
Il KM trae le sue origini dalla necessità di difendersi da un'aggressione e bloccare (o annientare) l'aggressore. Fine ultimo del KM è dunque sopraffare l'aggressore e porre fine al pericolo che costituisce.
Le Arti Marziali in jutsu, buona parte delle quali ha la corrispondente in do, sono arti guerriere che traggono le loro radici e il loro fine proprio dalla guerra e dall'annientamento totale del nemico. Fine ultimo del Ken jutsu è, quindi, trafiggere l'avversario col katana, il Ju jutsu come arte militare tende ad uccidere il nemico usando leve, proiezioni, colpi... le armi proprie del corpo umano, insomma.
Discorso a parte va fatto per le arti in do (tra cui il Taekwon do): lo scopo del Ken do non è quello di uccidere l'avversario e neanche i praticanti di Ju do tendono a questo scopo. Le arti in do, comunemente chiamate Arti Marziali, traggono la loro giustificazione, il loro fine, dal raggiungimento dell'armonia con noi stessi prima, con la natura poi, col cosmo tutto infine. Taekwondo, Karatedo, Hapkido, etc. pongono l'accento sul controllo, sull'armonia spirituale, sul miglioramento della persona e dei propri rapporti con ciò che la circonda. Le tecniche fisiche, l'allenamento, dolore e fatica sono solo il mezzo che ci permette di raggiungere il fine. La fatica e il dolore ci migliorano, facendoci prendere cognizione dei nostri limiti e spingendoci a superarli. Proprio questo sforzo per superare i nostri limiti affina la riflessione, la conoscenza di se stessi, la conoscenza degli altri e dei propri limiti. E' in questa ottica che colpire l'avversario non è un atto di violenza, seppur violento, ma un incontro con l'avversario/compagno mai nemico.
Per quanto detto fin qui, quindi, credo di poter affermare che un corso intensivo di Krav Maga, supportato da un allenamento costante successivo, raggiunge il proprio obiettivo perchè mette il praticante in grado di padroneggiare le tecniche (anche se solo una parte di esse) generando il cosiddetto "riflesso condizionato".
Un corso intensivo di Taekwondo, anche se seguito da un allenamento costante successivo, raggiunge in parte i suoi obiettivi: il praticante potrà essere in grado di padroneggiare alcune tecniche ma non di raggiungere l'obiettivo, il fine ultimo, perchè il corso intensivo non permette un'interrogazione profonda di se stessi... con ciò non voglio dire che un corso "tradizionale" garantisca il raggiungimento degli obiettivi ultimi delle AM: è, comunque, necessario un impegno personale, il coinvolgimento mentale, che il Maestro può insegnare e favorire, ma non può certo obbligare a svolgere.
 
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